Messa quotidiana

Santa Messa 5-5-23

SAN NUNZIO SULPRIZIO

I primi anni
Nunzio Sulprizio nacque a Pescosansonesco, in provincia di Pescara e diocesi di Penne (oggi in diocesi di Pescara-Penne), il 13 aprile 1817. I suoi genitori, Domenico Sulprizio, calzolaio, e Domenica Rosa Luciani, filatrice, lo portarono al fonte battesimale della parrocchia di San Giovanni Battista (crollata nel 1933 a causa di una frana) prima del tramonto dello stesso giorno, che era anche la seconda domenica di Pasqua o “in albis”.
A tre anni, Nunzio rimase orfano di padre. La madre si risposò con Giacomo Antonio De Fabiis, che per lui non ebbe quasi cura. Tre anni dopo, quando anche lei morì, il bambino fu affidato alla nonna materna, Anna Rosaria del Rosso, che abitava a Corvara.
A differenza del patrigno, lei ebbe per Nunzio una cura attenta e premurosa: si occupò anche della sua formazione religiosa, accompagnandolo a Messa tutte le mattine e insegnandogli a pregare il Rosario. Quanto all’istruzione, il bambino frequentò la scuola parrocchiale aperta dal parroco di Corvara.

Giovanissimo operaio
Quando Nunzio aveva nove anni, anche la nonna morì. Tornò quindi a Pescosansonesco e fu ospitato da un fratello della madre, lo zio Domenico Luciani, che lo impiegò come garzone nella sua officina di fabbro ferraio. Per il bambino quel lavoro era troppo pesante, però cercava di viverlo pensando alle sofferenze di Gesù, offrendolo per i peccati del mondo e per guadagnarsi il Paradiso.
Un mattino, in pieno inverno, lo zio lo mandò a consegnare della ferramenta a un casolare nei pressi di Rocca Tagliata. Nunzio tornò indietro di corsa, con la paga da riportare allo zio, ma sudò e prese freddo. Il mattino dopo, non riuscì ad alzarsi: aveva la gamba sinistra gonfia, all’altezza del collo del piede, e la febbre alta. Lo zio gli ordinò di tornare a lavorare: Nunzio accettò, certo che quella fosse la volontà di Dio.

La malattia
La sua malattia peggiorò e lo costrinse, nel 1831, a un ricovero per tre mesi nell’ospedale San Salvatore de L’Aquila, ma le cure furono inefficaci.  Ritornato all’officina, non poté continuare il lavoro. Spesso andava a sciacquare le bende della gamba alla fontana del paese, ma gli altri abitanti cominciarono a evitarla, credendo che lui infettasse l’acqua. Da allora andò a un’altra fonte, poco distante, in un luogo chiamato Riparossa: mentre si rinfrescava, recitava il Rosario.
Un altro zio, Francesco Sulprizio, che era militare a Napoli, fu informato da un certo Galante, di Pescosansonesco, delle condizioni del ragazzo. A quel punto, nell’estate del 1832, condusse a casa sua il nipote e lo presentò al colonnello Felice Wochinger, che prese ad amarlo come un figlio.

Tra i malati degli “Incurabili” di Napoli
Per interessamento del colonnello, Nunzio fu ricoverato all’ospedale di Santa Maria del Popolo, detto “degli Incurabili”, il 20 giugno 1832. Gli fu diagnosticata una “carie ossea”; oggi diremmo un tumore osseo, o comunque una grave malattia dell’apparato osseo-scheletrico.
Appena arrivato, domandò di poter ricevere la Prima Comunione: al suo paese si usava aspettare fino ai quindici anni, quindi non gli era ancora stato concesso. La Cresima, invece, gli era stata amministrata il 16 maggio 1820.
Per i successivi due anni, il ragazzo affrontò le terapie prescritte, comprese le cure termali a Ischia. Ottenuto qualche miglioramento, cominciò a visitare lui stesso gli altri malati, specie quelli giovani come lui. Li preparava a ricevere i Sacramenti, pregava con loro e li esortava a non disperarsi, perché, come spesso ripeteva, «Tutto il bene viene da Dio».

Nel Maschio Angioino
Dato che i medici non avevano assicurato la sua totale guarigione, il 4 aprile 1834 Nunzio fu dimesso. Allora il colonnello lo condusse con sé nel Maschio Angioino, già castello dei re di Napoli, all’epoca adibito a caserma.
Anche nella nuova dimora, al ragazzo non mancarono disagi e sofferenze, sempre sopportati con pazienza. I servi del castello, capeggiati da Antonio Carbone, lo malmenavano o lo lasciavano senza cibo. Nunzio, però, non ebbe mai propositi di vendetta, né pensò di denunciare l’accaduto al colonnello. Il servo Carbone aveva poi l’incarico di accompagnarlo a pregare, specie nella chiesa di Santa Brigida a Napoli: gli risultava difficile far presente al ragazzo che era ora di tornare a casa.

Il desiderio della consacrazione religiosa
Nunzio avrebbe voluto consacrarsi a Dio in qualche famiglia religiosa. Per questa ragione riprese a studiare, apprendendo anche un po’ di latino. Conoscendo o intuendo la sua decisione, il colonnello gli presentò don Gaetano Errico, che aveva da poco fondato i Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria a Secondigliano, vicino Napoli.
Il futuro santo (è stato canonizzato nel 2008) intuì che la sua vocazione era genuina, ma sua sorella cercò di dissuaderlo: non sarebbe stato «un buon affare», commentò, che la sua comunità acquisisse un membro malato. Don Gaetano replicò: «Questo è un giovane santo e a me interessa che il primo a entrare nella mia Congregazione sia un santo, non importa se infermo».
L’ingresso non ci fu perché le condizioni di Nunzio cominciarono a peggiorare. In compenso, lui scrisse un regolamento di vita, che osservò con fedeltà, allo scopo di non cadere nemmeno nei più piccoli difetti. Tutto questo sempre affidandosi con amore alla Madonna, la sua Mamma celeste. Iniziò anche a indossare una sorta di divisa, composta da gilet e pantaloni marroni, che fece benedire da un padre carmelitano.

La morte
Nell’autunno del 1835, Nunzio ebbe una ricaduta. I medici, decisi ad amputare la gamba, dovettero rinunciare per l’estrema debolezza in cui il ragazzo si trovava. Il male avanzò e lo condusse alla morte, avvenuta il 5 maggio 1836; aveva compiuto diciannove anni da meno di un mese.
La salma rimase esposta per cinque giorni all’omaggio dei fedeli, poi fu tumulata nella chiesa palatina del Maschio Angioino, intitolata a Santa Barbara. Il corpo fu traslato successivamente nella chiesa di San Michele, in piazza Dante, poi, nel 1936, nella chiesa di Santa Maria Avvocata. Nello stesso anno ha trovato definitiva collocazione nella chiesa parrocchiale di San Domenico Soriano, sempre in piazza Dante.

La fama di santitĂ  e le prime fasi della causa di beatificazione
Quel giovane sconosciuto, venuto dai monti abruzzesi con la qualifica di operaio fabbro, richiamò con le sue sofferenze l’attenzione della Chiesa. Il re di Napoli, Ferdinando II, versò mille ducati per finanziare l’apertura della sua causa di beatificazione.
Il processo informativo si svolse nella diocesi di Napoli dal 3 luglio 1843 al 5 settembre 1856, integrato da testimonianze raccolte nella diocesi di Penne. Con il decreto sull’introduzione della causa, datato 9 luglio 1859, ebbe inizio la fase romana. Dopo il decreto sugli scritti, del 7 settembre 1871, fu avviato il processo apostolico. Il decreto di convalida del processo informativo porta la data del 20 settembre 1877.
In seguito alla congregazione antepreparatoria del settembre 1884 e alla congregazione preparatoria dell’ottobre 1889, il 6 febbraio 1891 si tenne la congregazione generale dei membri della Sacra Congregazione dei Riti, l’organismo competente all’epoca per le cause di beatificazione e canonizzazione. Il 21 luglio 1891 papa Leone XIII autorizzò la promulgazione del decreto con cui veniva sancito che Nunzio aveva vissuto le virtù cristiane in grado eroico. Paragonandolo a san Luigi Gonzaga, lo propose come modello alla gioventù operaia.

I primi due miracoli e la beatificazione
Secondo le norme dell’epoca, per la beatificazione di Nunzio fu necessario indagare due potenziali miracoli. Il primo fu la guarigione, avvenuta nel 1929, di Donato Romano, di Pescosansonesco, ammalato di otite purulenta: era andato a bagnarsi alla fonte di Riparossa, la stessa dove Nunzio andava a sciacquare le bende che avvolgevano le sue ferite. Il secondo riguardava invece Maria di Lauro, diciannovenne napoletana, che nel 1942 fu guarita da un tumore nella fossa iliaca destra.
Il Collegio dei Medici della Sacra Congregazione dei Riti, l’organismo allora competente per le cause di beatificazione e canonizzazione, l’8 gennaio 1963 si pronunciò a favore dell’inspiegabilità scientifica dei due fatti. Il 5 marzo 1963, invece, la Plenaria dei Cardinali e dei Vescovi membri della stessa Congregazione confermò il nesso tra le guarigioni e l’intercessione di Nunzio.
San Giovanni XXIII approvò quindi il decreto sui due miracoli. Avrebbe anche dovuto celebrare la beatificazione, ma morì qualche mese dopo la promulgazione del decreto. Fu il suo successore, papa Paolo VI, a elevare Nunzio agli onori degli altari il 1° dicembre 1963, davanti a tutti i vescovi partecipanti al Concilio Ecumenico Vaticano II.

Il miracolo per la canonizzazione
Come terzo miracolo per ottenere la canonizzazione è stato preso in esame il caso di un giovane di Taranto, Pasquale Bucci. Nel 2004 ebbe un incidente motociclistico: entrò prima in coma, poi in stato vegetativo. Se fosse sopravvissuto, avrebbe rischiato di subire danni neurologici molto seri, che avrebbero compromesso la sua capacità di muoversi.
Sul luogo dell’incidente fu trovata un’immaginetta del Beato Nunzio, che il giovane portava sempre con sé. In nome di questa sua devozione, i familiari del giovane chiesero di far arrivare una sua reliquia dalla parrocchia di San Domenico Soriano: appena fu arrivata, la madre l’appoggiò sulla fronte del malato. Dopo qualche tempo, Pasquale migliorò, fino a riuscire a rialzarsi in piedi, completamente guarito.

Il riconoscimento del miracolo e la canonizzazione
Dopo aver appreso la notizia dell’avvenuta guarigione, il postulatore della causa del Beato, don Antonio Salvatore Paone, s’interessò perché la diocesi di Taranto avviasse il processo sull’asserito miracolo: l’inchiesta si svolse quindi dal 19 giugno 2015 all’11 luglio dello stesso anno.
Il 21 marzo 2018 la Consulta Medica della Congregazione delle Cause dei Santi dichiarò scientificamente inspiegabile l’accaduto. I Consultori Teologi, il 19 maggio successivo, confermarono il legame tra l’invocazione del Beato Nunzio e l’uscita dallo stato vegetativo da parte del malato. Il 7 giugno, sempre del 2018, i cardinali e i vescovi membri della stessa Congregazione confermarono quel parere positivo.
L’indomani, l’8 giugno 2018, ricevendo in udienza il cardinal Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto con cui la guarigione di Pasquale Bucci era da ritenersi inspiegabile, completa, duratura e avvenuta per intercessione del Beato Nunzio Sulprizio.
La sua canonizzazione è stata celebrata da papa Francesco il 14 ottobre 2018, durante il Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Nella stessa data sono stati dichiarati Santi anche due personaggi collegabili per certi versi al giovane operaio: papa Paolo VI, che lo beatificò, e don Vincenzo Romano, parroco a Torre del Greco (in provincia e diocesi di Napoli) sul finire del 1700.

Il culto
La memoria liturgica di Nunzio Sulprizio cade il 5 maggio, giorno esatto della sua nascita al Cielo. Il 5 di ogni mese, nella parrocchia di San Domenico Soriano, è possibile ottenere l’indulgenza plenaria. Il giovedì è, tradizionalmente, il giorno della settimana in cui la devozione a lui è più sentita.
Altre sue reliquie sono venerate nel Santuario a lui dedicato, scavato nella roccia, nel suo paese natìo, Pescosansonesco. Gli sono state dedicate due parrocchie: una a Taranto e una a Mugnano, in provincia e diocesi di Napoli. Sempre a Napoli, nel 1993, è nato il Centro d’Accoglienza Beato Nunzio Sulprizio (CABENUS), che opera in vari quartieri per aiutare i ragazzi in difficoltà.

Autore: Emilia Flocchini

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  At 13, 26-33
Dio ha compiuto per noi la promessa risuscitando GesĂą.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, [Paolo, giunto ad Antiòchia di Pisìdia, diceva nella sinagoga:]
«Fratelli, figli della stirpe di Abramo, e quanti fra voi siete timorati di Dio, a noi è stata mandata la parola di questa salvezza.
Gli abitanti di Gerusalemme infatti e i loro capi non hanno riconosciuto GesĂą e, condannandolo, hanno portato a compimento le voci dei Profeti che si leggono ogni sabato; pur non avendo trovato alcun motivo di condanna a morte, chiesero a Pilato che egli fosse ucciso.
Dopo aver adempiuto tutto quanto era stato scritto di lui, lo deposero dalla croce e lo misero nel sepolcro. Ma Dio lo ha risuscitato dai morti ed egli è apparso per molti giorni a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme, e questi ora sono testimoni di lui davanti al popolo.
E noi vi annunciamo che la promessa fatta ai padri si è realizzata, perché Dio l’ha compiuta per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel salmo secondo: “Mio figlio sei tu, io oggi ti ho generato”». 

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 2
Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato.

«Io stesso ho stabilito il mio sovrano
sul Sion, mia santa montagna».
Voglio annunciare il decreto del Signore.
Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio,
io oggi ti ho generato.

Chiedimi e ti darò in eredità le genti
e in tuo dominio le terre piĂą lontane.
Le spezzerai con scettro di ferro,
come vaso di argilla le frantumerai».

E ora siate saggi, o sovrani;
lasciatevi correggere, o giudici della terra;
servite il Signore con timore
e rallegratevi con tremore.

Canto al Vangelo    Gv 14,6
Alleluia, alleluia.
Io sono la via, la veritĂ  e la vita, dice il Signore.
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Alleluia.

Vangelo   Gv 14, 1-6
Io sono la via, la veritĂ  e la vita.

Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».