Messa quotidiana

Santa Messa 20-2-22

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VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Anno C

Una ComunitĂ  Rivoluzionata dall’Amore

L’uomo che ha creduto all’annuncio, a quello che Dio ha fatto in Gesù (kérigma), spontaneamente si chiede: Ora che cosa devo fare? Come devo vivere?

Amare come Dio ci ha amati
La risposta è questa: ci deve essere corrispondenza tra ciò che Dio ha fatto e ciò che l’uomo deve fare. Ora la vicenda di Gesù è l’espressione storico-concreta dell’atto di amore totalmente gratuito ed universale (mentre eravamo peccatori egli, per primo, ci ha amati) con cui Dio si dona all’umanità e in cui rivela quello che è.
Il cristiano perciò deve amare di un amore gratuito ed universale, «perché» Dio in Cristo ci ha amati così.
La stessa capacità di amare ci è data dal fatto che prima siamo Stati oggetto di amore. Appare chiaro che il principio della vita morale del cristiano, l’amore gratuito e universale, o carità, non può essere compreso al di fuori del Vangelo.
Luca, nel vangelo di questa domenica, non enuncia questo principio in forma astratta, ma in forma concreta, raccogliendo una serie di detti di GesĂą.
Tutti questi precetti sono delle indicazioni presentateci sotto forma drammatica per il riferimento a delle situazioni di fatto, circa la qualità e la direzione dell’agire umano in vista della sua conformazione all’agire divino («Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro». Lc 6,36). Le espressioni di Gesù fanno paura per la radicalità e l’esigenza.
Noi dobbiamo ricordare che la qualità può essere presente anche in uno stadio piuttosto iniziale di realizzazione. La direzione può essere discernibile nell’atto anche quando la mèta si trova piuttosto lontana. Ma l’esigenza che la nostra azione abbia nelle situazioni concrete della vita questa direzione e questa qualità (amore gratuito ed universale) è categorica.
Quanto Gesù dice nei detti raccolti in questo discorso non è un ordinamento completo della vita dei discepoli, né mira ad esserlo; quanto vi si dice è una serie di sintomi, segni, esempi di ciò che avviene quando il regno di Dio erompe in questo mondo ancora dominato dal peccato e dalla morte.

Segni del regno di Dio
Gesù dice in certo modo: voglio mostrarvi con alcuni esempi come è la vita nuova; e ciò che io vi mostro in tal modo voi dovrete trasformarlo in tutti i settori della vita. Voi stessi dovete essere segni del venturo regno di Dio, segni posti ad indicare che qualcosa è accaduto.
Deve apparire agli occhi del mondo dalla vostra vita e da tutti i settori di essa che il regno di Dio è iniziato (seconda lettura).
Se è vero che siamo solidali con l’uomo che è in noi e la cui dinamica è il peccato e la morte, è anche vero che per l’adesione al Vangelo diveniamo solidali con Cristo e con la sua dinamica di amore, vita e risurrezione.

Come interrompere la proliferazione della violenza
Uno dei problemi più gravi oggi è la violenza. C’è un nuovo modo «magico» di considerare la realtà, di deresponsabilizzare la persona, dicendo che la causa di tutti i mali è fuori della persona, nella società, nelle strutture, nella ereditarietà, nell’inconscio collettivo.
Questo è verità, ma non è tutta la verità. L’uomo resta, nonostante tutto, libero. Il male è entrato ed entra nel mondo per un atto di libertà dell’uomo. Non è vero che la persona è innocente dentro e che il male viene tutto da fuori di lui. E se è vero che non dovremo mai cessare di impegnarci per rendere le con­dizioni esterne di vita umanizzanti e non disumanizzanti, è anche vero che non dovremo mai cessare dal fare appello alla coscienza della persona, alla sua libertà. L’uomo è insieme vittima e assassino.
La violenza, come ogni male, ha una logica, crea una catena, mette in moto una «proliferazione».  Ci vuole qualcuno che spezzi l’anello, che interrompa la proliferazione, che ami per primo, che accetti di essere vittima senza essere assassino, che ami nonostante tutto, che ami senza essere amato.
Cristo è la vittima innocente che ha interrotto la catena.
Il cristiano, trasformato nell’intimo da Cristo, reso nuovo, inizia una nuova logica con un atto d’amore gratuito ed universale.

Senza carità tutto è vanità delle vanità

Dai «Capitoli sulla carità» di san Massimo Confessore, abate
(Centuria 1, c. 1, 45. 16-17. 23-24. 26-28. 30-40; PG 90, 962-967)

La caritĂ  è la migliore disposizione dell’animo, che nulla preferisce alla conoscenza di Dio. Nessuno tuttavia potrebbe mai raggiungere tale disposizione di caritĂ , se nel suo animo fosse esclusivamente legato alle cose terrene.
Chi ama Dio, antepone la conoscenza e la scienza di lui a tutte le cose create, e ricorre continuamente a lui con il desiderio e con l’amore dell’animo.
Tutte le cose che esistono hanno Dio per autore e fine ultimo. Dio è di gran lunga piĂą nobile di quelle cose che egli stesso ha fatto come creatore. Perciò colui che abbandona Dio, l’Altissimo, e si lascia attirare dalle realtĂ  create dimostra di stimare l’artefice di tutto molto meno delle cose stesse, che da lui sono fatte.
Chi mi ama, dice il Signore, osserverà i miei comandamenti (cfr. Gv 14, 15). E aggiunge «Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri» (Gv 15, 17). Perciò chi non ama il prossimo, non osserva i comandamenti di Dio, e chi non osserva i comandamenti non può neppure dire di amare il Signore.
Beato l’uomo che è capace di amare ugualmente ogni uomo. Chi ama Dio, ama totalmente anche il prossimo, e chi ha una tale disposizione non si affanna ad accumulare denaro, tutto per sĂ©, ma pensa anche a coloro che ne hanno bisogno.
Ad imitazione di Dio fa elemosine al buono e al cattivo, al giusto e all’ingiusto. Davanti alle necessitĂ  degli altri non conosce discriminazione, ma distribuisce ugualmente a tutti secondo il bisogno. NĂ© tuttavia si può dire che compie ingiustizia se a premio del bene antepone al malvagio colui che si distingue per virtĂą e operositĂ .
L’amore caritatevole non si manifesta solo nell’elargizione di denaro, ma anche, e molto di piĂą, nell’insegnamento della divina dottrina e nel compimento delle opere di misericordia corporale.
Colui che, sordo ai richiami della vanitĂ , si dedica con purezza di intenzione al servizio del prossimo, si libera da ogni passione e da ogni vizio e diventa partecipe dell’amore e della scienza divina.
Chi possiede dentro di sĂ© l’amore divino, non si stanca e non viene mai meno nel seguire il Signore Dio suo, ma sopporta con animo forte ogni sacrificio e ingiuria e offesa, non augurando affatto il male a nessuno. Non dite, esclama il profeta Geremia, siamo tempio di Dio (cfr. Ger 7, 4). E neppure direte: La semplice e sola fede nel Signore nostro GesĂą Cristo mi può procurare la salvezza. Questo infatti non può avvenire se non ti sarai procurato anche l’amore verso di lui per mezzo delle opere. Per quanto concerne infatti la sola fede: «Anche i demoni credono e tremano!» (Gc 2, 19).
Opera di caritĂ  è il fare cordialmente un favore, l’essere longanime e paziente verso il prossimo; e così pure usare rettamente e ordinatamente le cose create.


LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  1 Sam 26,2.7-9.12-13.22-23
Il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano.

Dal primo libro di Samuele
In quei giorni, Saul si mosse e scese al deserto di Zif conducendo con sé tremila uomini scelti di Israele, per ricercare Davide nel deserto di Zif.
Davide e Abisai scesero tra quella gente di notte ed ecco Saul giaceva nel sonno tra i carriaggi e la sua lancia era infissa a terra a capo del suo giaciglio mentre Abner con la truppa dormiva all’intorno. Abisai disse a Davide: «Oggi Dio ti ha messo nelle mani il tuo nemico. Lascia dunque che io l’inchiodi a terra con la lancia in un sol colpo e non aggiungerò il secondo». Ma Davide disse ad Abisai: «Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?».
Davide portò via la lancia e la brocca dell’acqua che era dalla parte del capo di Saul e tutti e due se ne andarono; nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò: tutti dormivano, perchĂ© era venuto su di loro un torpore mandato dal Signore. Davide passò dall’altro lato e si fermò lontano sulla cima del monte; vi era grande spazio tra di loro.
E Davide gridò: «Ecco la lancia del re, passi qui uno degli uomini e la prenda! Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà, dal momento che oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore».

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 102
Il Signore è buono e grande nell’amore.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue malattie;
salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia.

Buono e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
e non conserva per sempre il suo sdegno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Come dista l’oriente dall’occidente,
così allontana da noi le nostre colpe.
Come un padre ha pietĂ  dei suoi figli,
così il Signore ha pietà di quanti lo temono.

Seconda Lettura
  1 Cor 15,45-49
Come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita.
Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale.
Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo. Quale è l’uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti.
E come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste.

Canto al Vangelo  
Gv 13,34
Alleluia, alleluia.

Vi dò un comandamento nuovo, dice il Signore:
che vi amiate a vicenda, come io ho amato voi. 
Alleluia.

  
Vangelo  
Lc 6,27-38

Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, GesĂą disse ai suoi discepoli: «A voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. DĂ  a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.
Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.
Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarĂ  grande e sarete figli dell’Altissimo; perchĂ© egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi.  Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».