Messa quotidiana

Santa Messa 19-6-22

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO  
Anno C – Solennità

Il Pane e il Vino per la Vita degli Uomini

Il banchetto è un fatto umano profondo che in tutti i popoli e in tutte le religioni ha significato familiare e sociale, significato di solidarietà umana e di culto, e ha persino la capacità di simboleggiare la comunione con i defunti e con Dio. Tale significato e capacità, già accentuati nell’antica alleanza, acquistano un valore immenso nella nuova, nella «Cena del Signore».

L’offerta del pane e del vino, atto spontaneo di culto al Creatore
Una delle figure più tipiche della Bibbia è il re-sacerdote non ebreo Melchisedek che offre a Dio pane e vino, e benedice Abramo capostipite del popolo eletto, e da Abramo riceve la decima di tutto ciò che aveva con sé (prima lettura). Il brano deve essere completato con la rilettura che ne fa il salmo responsoriale (109) e la Lettera agli Ebrei (cc. 5—7).
Questa figura di Melchisedek, che compare inattesa e in maniera misteriosamente velata nella Genesi, è simbolo di un sacerdozio umano originario, vero e sacro, tanto da poter benedire lo stesso Abramo. Infatti, è al tipo del suo sacerdozio che viene collegato il sacerdozio regale dei Messia. Vi è perciò qui una prospettiva molto più vasta e lungimirante che non quella del sacerdozio di Aronne nel popolo ebraico.
Anche il Cristo è in questa linea, sebbene il suo sacerdozio e il suo sacrificio siano in una sfera più alta e abbiano un’efficacia che sorpassa infinitamente ogni altra efficacia e a questa conferiscano significato e valore. Così è considerato il Messia nel salmo responsoriale che prelude già al rapporto più intimo e unico fra Cristo e Dio. D’altra parte, nella figura e nel gesto di Melchisedek, assunti e avvalorati da Gesù, ci viene mostrato che i valori creaturali e umani sono accetti a Dio e hanno un positivo significato di relazione tra gli uomini e Dio.

Il  sacrificio di Cristo ci orienta al suo ritorno
L’apostolo Paolo ricalca il realismo usato da Gesù nella promessa dell’Eucaristia (Gv 6,32-69) — «mangiare di questo pane e bere di questo calice» — perché l’Eucaristia è veramente cibo e bevanda, è veramente la Cena del Signore. Paolo, però, si trovava di fronte a un costume della Chiesa di Corinto che, mentre faceva davvero della Cena un convito di festa, tuttavia tendeva a renderla soltanto un festino, un semplice banchetto umano.
Per questo, Paolo richiama ciò che ha appreso dal Signore quando ha istituito il «suo banchetto», nella notte in cui veniva tradito; e l’apostolo aveva loro trasmesso fedelmente questo fatto; quindi la festività cristiana della Cena del Signore non deve dimenticare questa dolorosa realtà.
Ora la Cena viene celebrata nella luce della risurrezione e nella prospettiva del ritorno del Signore. Perciò è insieme «memoriale» della morte del Signore e «promessa» di partecipazione alla gloriosa risurrezione nel suo ritorno glorioso (cf Gv 6,39.40.44.51.54.58). È l’«annuncio» più concreto del Cristo, «evangelizzazione» in atto: «Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga» (seconda lettura). Sono un richiamo a questa realtà le «acclamazioni» di fede dopo la consacrazione del pane e del vino nella Messa.
San Tommaso d’Aquino ha espresso bene il molteplice significato dell’Eucaristia: «Mistero della Cena! Cristo diventa il nutrimento, si fa memoria della sua passione, l’anima è riempita di grazia, ci è donato il pegno della gloria» (antifona al Magnificat, II vespri). Questa «evangelizzazione» che è l’Eucaristia impegna tutta la comunità ecclesiale: mangiate, bevete, annunziate. È una responsabilità che coinvolge tutta la vita di coloro che partecipano di quel pane e di quel vino.

Un «pane» che non si esaurisce mai
Luca ci dice che Gesù, dopo aver parlato del regno di Dio alle folle e guarito i sofferenti, per non rimandare digiuna tanta gente, moltiplicò cinque pani e due pesci (vangelo). Questo miracolo, la prima moltiplicazione dei pani, viene indicato dallo stesso Giovanni come «segno» dell’Eucaristia (Gv 6).
Visto in questa prospettiva eucaristica, lo sfamare una folla affamata può richiamare ai cristiani anche il comando di Gesù: «Fate questo in memoria di me». La preoccupazione per la fame che tormenta tanta parte degli uomini e l’interessamento per alleviarla divengono elementi della celebrazione eucaristica.
Già le prime comunità cristiane — sollecitate dagli apostoli (cf 1 Cor 16,1-4; 2 Cor 8—9; Rm 15,25-28) — usavano fare le «raccolte» di beni e di denaro per i poveri, durante la celebrazione dell’Eucaristia. Ma non va mai dimenticato che «la fame degli uomini» non è fame di solo pane, dal momento che il pane è appunto il simbolo che essa è soprattutto «fame di Dio».

O prezioso e meraviglioso convito!

Dalle «Opere» di san Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa
(Opusc. 57, nella festa del Corpo del Signore, lect. 1-4)

L’Unigenito Figlio di Dio, volendoci partecipi della sua divinità, assunse la nostra natura e si fece uomo per far di noi, da uomini, déi. Tutto quello che assunse, lo valorizzò per la nostra salvezza. Offrì infatti a Dio Padre il suo corpo come vittima sull’altare della croce per la nostra riconciliazione. Sparse il suo sangue facendolo valere come prezzo e come lavacro, perché, redenti dalla umiliante schiavitù, fossimo purificati da tutti i peccati. Perché rimanesse in noi, infine, un costante ricordo di così grande beneficio, lasciò ai suoi fedeli il suo corpo in cibo e il suo sangue come bevanda, sotto le specie del pane e del vino.
O inapprezzabile e meraviglioso convito, che dà ai commensali salvezza e gioia senza fine! Che cosa mai vi può essere di più prezioso? Non ci vengono imbandite le carni dei vitelli e dei capri, come nella legge antica, ma ci viene dato in cibo Cristo, vero Dio. Che cosa di più sublime di questo sacramento? Nessun sacramento in realtà é più salutare di questo: per sua virtù vengono cancellati i peccati, crescono le buone disposizioni, e la mente viene arricchita di tutti i carismi spirituali. Nella Chiesa l’Eucaristia viene offerta per i vivi e per i morti, perché giovi a tutti, essendo stata istituita per la salvezza di tutti.
Nessuno infine può esprimere la soavità di questo sacramento. Per mezzo di esso si gusta la dolcezza spirituale nella sua stessa fonte e si fa memoria di quella altissima carità, che Cristo ha dimostrato nella sua passione. Egli istituì l’Eucaristia nell’ultima cena, quando, celebrata la Pasqua con i suoi discepoli, stava per passare dal mondo al Padre. L’Eucaristia é il memoriale della passione, il compimento delle figure dell’Antica Alleanza, la più grande di tutte le meraviglie operate dal Cristo, il mirabile documento del suo amore immenso per gli uomini.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Gn 14, 18-20
Offrì pane e vino.

Dal libro della Gènesi
In quei giorni, Melchìsedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram con queste parole:
«Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
creatore del cielo e della terra,
e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici».
[Abramo] diede a lui la decima di tutto.  

Salmo Responsoriale
  Dal Salmo 109
Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore.

Oracolo del Signore al mio signore:
«Siedi alla mia destra
finché io ponga i tuoi nemici
a sgabello dei tuoi piedi».

Lo scettro del tuo potere
stende il Signore da Sion:
domina in mezzo ai tuoi nemici!

A te il principato
nel giorno della tua potenza
tra santi splendori;
dal seno dell’aurora,
come rugiada, io ti ho generato.

Il Signore ha giurato e non si pente:
«Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchìsedek».

Seconda Lettura
  1 Cor 11, 23-26

Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».

Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.


SEQUENZA

 

[ Sion, loda il Salvatore,
la tua guida, il tuo pastore
con inni e cantici.
    Lauda Sion Salvatorem,    lauda ducem et pastorem,

    in hymnis et canticis.

Impegna tutto il tuo fervore:
egli supera ogni lode,
non vi è canto che sia degno.

 

    Quantum potes, tantum aude:

    quia major omni laude,

    nec laudare sufficis,

Pane vivo, che dà vita:
questo è tema del tuo canto,
oggetto della lode.
    laudis thema specialis,

    panis vivus et vitalis

    hodie proponitur.

Veramente fu donato
agli apostoli riuniti
in fraterna e sacra cena.
   Quem in sacræ mensæ coenæ,

    turbæ fractrum duodenæ

    datum non ambigitur.

Lode piena e risonante,
gioia nobile e serena
sgorghi oggi dallo spirito.

 

    Sit laus plena, sit sonora,

    sit jucunda, sit decora
mentis jubilatio.

Questa è la festa solenne
nella quale celebriamo
la prima sacra cena.

 

    Dies enim solemnis agitur,

    in qua mensæ prima recolitur

    Hujus institutio.

E il banchetto del nuovo Re,
nuova, Pasqua, nuova legge;
e l’antico è giunto a termine.

 

    In hac mensa novi Regis,

    novum Pascha novæ legis,

       phase vetus terminat.
Cede al nuovo il rito antico,
la realtà disperde l’ombra:
luce, non più tenebra.

  

    Vetustatem novitas,

    umbram fugat veritas,

    noctem lux eliminat.

Cristo lascia in sua memoria
ciò che ha fatto nella cena:
noi lo rinnoviamo,
    Quod in coena Christus gessit,

    faciendum hoc expressit

    in sui memoriam.

Obbedienti al suo comando,
consacriamo il pane e il vino,
ostia di salvezza.

 

    Docti sacris institutis,

    panem, vinum in salutis

    consecramus hostiam.

È certezza a noi cristiani:
si trasforma il pane in carne,
si fa sangue il vino.

 

    Dogma datur christianis,

    Quod in carnem transit panis,

       Et vinum in sanguinem.
Tu non vedi, non comprendi,
ma la fede ti conferma,
oltre la natura.

 

    Quod non capis, quod non vides,

    animosa firmat fides,

    Præter rerum ordinem.

È un segno ciò che appare:
nasconde nel mistero
realtà sublimi.

 

      Sub diversis speciebus,

   signis tantum, et non rebus,

      latent res eximiæ.

Mangi carne, bevi sangue;
ma rimane Cristo intero
in ciascuna specie.
    Caro cibus, sanguis potus:    manet tamen Christus totus

       sub utraque specie.
Chi ne mangia non lo spezza,
né separa, né divide:
intatto lo riceve.
    A sumente non concisus,

    non confractus, non divisus:

    integer accipitur.

Siano uno, siano mille,
ugualmente lo ricevono:
mai è consumato.

 

    Sumit unus, sumunt mille:

    quantum isti, tantum ille:

    Nec sumptus consumitur.

 
Vanno i buoni, vanno gli empi;
ma diversa ne è la sorte:
vita o morte provoca.
    Sumunt boni, sumunt mali:

    sorte tamen inæquali,
vitæ vel interitus.

Vita ai buoni, morte agli empi:
nella stessa comunione
ben diverso è l’esito!

 

    Mors est malis, vita bonis:

    Vide paris sumptionis

    quam sit dispar exitus.

Quando spezzi il sacramento
non temere, ma ricorda:
Cristo è tanto in ogni parte,
quanto nell’intero.

 

    Fracto demum sacramento,

    ne vacille, sed memento
tantum esse sub fragmento,

È diviso solo il segno
non si tocca la sostanza;
nulla è diminuito
della sua persona. ]

 

    Quantum tot tegitur.

    Nulla rei fit scissura:

    Signi tantum fit fractura,

    qua nec status, nec statura
signati minuitur.

Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.

 

    Ecce Panis Angelorum,

    factus cibus viatorum:

    vere panis flliorum,

    non mittendus canibus.

Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell’agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.

 

    In figuris præsignatur,

    cuni Isaac immolatur,

    Agnus Paschæ deputatur,
datur manna patribus.

Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.

 

    Bone pastor, panis vere,

    Jesu, nostri miserere:

    Tu nos pasce, nos tuere,

    tu nos bona fac videre
in terra viventium.

Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.
    Tu qui cuncta seis et vales,

    qui nos pascis hic mortales:

    Tuos ibi commensales,

    coheredes et sodales

    fac sanctorum civium.

      Amen. (Alleluia).

Canto al Vangelo  Gv 6,51
Alleluia, alleluia.

Io sono il pane vivo disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.
Alleluia.

  
Vangelo  
Lc 9, 11b-17

Tutti mangiarono a sazietà.

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.

Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.

Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.