Messa quotidiana

Santa Messa 15-11-20

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XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno A

Il rischio della responsabilitĂ 

In una parabola i particolari sono funzionali al messaggio; non tutti gli elementi hanno la stessa importanza. Nella parabola d’oggi, ciò che unifica il quadro non è tanto il dialogo tra il padrone e i due primi servitori, quanto il dialogo serrato tra il servitore condannato per la sua pigrizia e il padrone che esige una giustificazione.

Rischio o prudenza?
La prudenza, per essere tale, richiede anche il calcolo del rischio. La ragione addotta dal servo pigro sembra a prima vista un ragionamento giusto, un comportamento che mette con le spalle al sicuro; è più sensato conservare quel poco che si ha che non perderlo.
Il servitore si crede nel giusto quando non osa rischiare e quando seppellisce il talento ricevuto per poterlo restituire intatto; si difende dicendo che il padrone «miete dove non ha seminato». Così, in nome della giustizia, contesta al suo padrone il diritto di richiedergli più di quello che gli ha dato: «Io sono giusto, sei tu che non lo sei». E’ l’atteggiamento degli operai della prima ora che sono indignati per la condotta del padrone della vigna. Sono le recriminazioni del figlio maggiore contro il padre nella parabola del «figlio prodigo».
Le argomentazioni di questa parabola sono chiaramente dirette contro gli scribi e farisei osservanti della legge, e contro quanti cercano di evitare il rischio della responsabilità, il rischio di perdere la vita. In fondo il loro ragionamento ha una sua logicità: Dio esige la perfezione; la legge esprime la sua volontà; solo un’osservanza scrupolosa della legge mette al sicuro.
La logica del padrone della parabola è però diversa. La salvezza passa attraverso il rischio: «Sapevi che mieto dove non ho seminato, perciò…».
Il dono che il servitore ha ricevuto non dà salvezza da solo; la quantità dei talenti non può costituire una sicurezza o addirittura un alibi. Il dono è per fruttificare. Chi non rischia non può guadagnare. La «venuta» del Signore, improvvisa per tutti, non permette di aspettare a trafficare i doni ricevuti. La difesa è la tattica della sconfitta. Non osare può sembrare prudenza ma alla fine è prova di pigrizia.
Chi non mette in atto l’annuncio ricevuto e non sa trarre alcun vantaggio da ciò che ha ricevuto è come l’invitato al festino che non veste l’abito di nozze o come le ragazze del corteo nuziale che non hanno riempito la lampada di olio: pigre e stolte.

CreativitĂ  e impegno
Il vangelo è un messaggio da cui lasciarsi trasformare e a cui conformare tutta la propria attività. L’immagine della donna perfetta è un modello di saggezza e di comportamento che deve caratterizzare l’attesa del regno: fedeltà coniugale, lavoro, autenticità di valori (prima lettura). Non è invece un modello il terzo servo della parabola; egli ha paura del padrone, una paura che il cristiano non deve avere dal momento che nel battesimo è diventato «figlio» (seconda lettura). Però Paolo esorta: «Non dormiamo come gli altri». Impegnare i propri talenti non è un «costruirsi» la propria fortuna, né usare le proprie capacità per sé solo, né tantomeno sciuparle: fanno parte del piano di Dio.
Il lavoro è il mezzo nel quale l’uomo attua la sua creazione. Nel «quotidiano» egli sperimenta le proprie capacità trasformatrici, la fantasia creativa. Ma nel «quotidiano» prova pure il disordine del peccato a livello personale, sociale e di strutture.

Dio è per il rischio
La vita del giorno d’oggi è molto dura per la maggior parte degli uomini: la concorrenza è spietata, la sicurezza professionale non esiste per nessuno, la rilassatezza dei costumi aumenta in maniera preoccupante, gli uomini si fidano gli uni degli altri in misura sempre minore. Aumenta la delinquenza, la sofferenza non risparmia nessuno e la morte resta uno spauracchio per tutti. Sull’umanità grava il pericolo di guerre, sulla terra regna tuttora lo stato d’ingiustizia, che grida vendetta, nel quale si trova il Terzo Mondo. Ognuno sperimenta a proprie spese quali conseguenze si hanno quando domina il peccato. Chi può sentirsi al sicuro?
Eppure in questa umanità, Cristo agisce come forza di rinnovamento diffondendo doni e talenti a uomini liberi che li sappiano coraggiosamente far fruttare. Dio non ha l’abitudine di sconvolgere le leggi della natura, oppure di agire al nostro posto; egli non organizza alcun sistema di sicurezza neppure per coloro che credono in lui, ma lo Spirito di Dio ci spinge a divenire uomini nuovi, cioè uomini che malgrado contraccolpi e opposizioni continuano a edificare con amore un avvenire più bello.

Non opponiamo resistenza alla prima venuta

per non dover poi temere la seconda

Dal «Commento sui salmi» di sant’Agostino, vescovo
(Sal 95, 14. 15; CCL 39, 1351-1353)

«Allora si rallegreranno gli alberi della foresta davanti al Signore che viene, perchĂ© viene a giudicare la terra» (Sal 95, 12-13). Venne una prima volta, e verrĂ  ancora in futuro. Questa sua parola è risuonata prima nel vangelo: «D’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo» (Mt 26, 64). Che significa: «D’ora innanzi»? Forse che il Signore deve venire giĂ  fin d`ora e non dopo, quando piangeranno tutti i popoli della terra? Effettivamente c’è una venuta che si verifica giĂ  ora, prima di quella, ed è attraverso i suoi annunziatori. Questa venuta ha riempito tutta le terra.
Non poniamoci contro la prima venuta per non dover poi temere la seconda.
Che cosa deve fare dunque il cristiano? Servirsi del mondo, non farsi schiavo del mondo. Che significa ciò? Vuol dire avere, ma come se non avesse. Così dice, infatti, l’Apostolo: «Del resto, o fratelli, il tempo ormai si è fatto breve: d’ora innanzi quelli che hanno moglie vivano come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero; e quelli che godono, come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero, perchĂ© passa la scena di questo mondo. Io vorrei vedervi senza preoccupazioni» (1 Cor 7, 29-32).
Chi è senza preoccupazione, aspetta tranquillo l’arrivo del suo Signore. Infatti che sorta di amore per Cristo sarebbe il temere che egli venga? Fratelli, non ci vergogniamo? Lo amiamo e temiamo che egli venga! Ma lo amiamo davvero o amiamo di piĂą i nostri peccati? Ci si impone perentoriamente la scelta. Se vogliamo davvero amare colui che deve venire per punire i peccati, dobbiamo odiare cordialmente tutto il mondo del peccato.
Lo vogliamo o no, egli verrĂ . Quindi non adesso; il che ovviamente non esclude che verrĂ . VerrĂ , e quando non lo aspetti. Se ti troverĂ  pronto, non ti nuocerĂ  il fatto di non averne conosciuto in anticipo il momento esatto.
«E si rallegreranno tutti gli alberi della foresta». E’ venuto una prima volta, e poi tornerĂ  a giudicare la terra. TroverĂ  pieni di gioia  coloro che alla sua prima venuta «hanno creduto che tornerà». TroverĂ  pieni di gioia coloro che alla sua prima venuta «hanno creduto che tornerà».
«Giudicherà il mondo con giustizia e con verità tutte le genti» (Sal 95, 13). Qual è questa giustizia e verità? Unirà a sé i suoi eletti perché lo affianchino nel tribunale del giudizio, ma separerà gli altri tra loro e li porrà alcuni alla destra, altri alla sinistra. Che cosa vi è di più giusto, di più vero, che non si aspettino misericordia dal giudice coloro che non vollero usare misericordia, prima che venisse il giudice? Coloro invece che hanno voluto usare misericordia, saranno giudicati con misericordia. Si dirà infatti a coloro che stanno alla destra: «Venite, benedetti del Padre mio, riceve in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo» (Mt 25, 34). E ascrive loro a merito le opere di misericordia: «Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere» (Mt 25, 35-40) con quel che segue.
A quelli che stanno alla sinistra, poi, che cosa sarĂ  rinfacciato? Che non vollero fare opere di misericordia. E dove andranno?: «Nel fuoco eterno» (Mt 25, 41). Questa terribile sentenza susciterĂ  in loro un pianto amaro. Ma che cosa dice il salmo? «Il giusto sarĂ  sempre ricordato; non temerĂ  annunzio di sventura» (Sal 111, 6-7). Che cos’è questo «annunzio di sventura»? «Via da me nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli» (Mt 25, 41). Chi godrĂ  per la buona sentenza non temerĂ  quella di condanna. Questa è la giustizia, questa è la veritĂ .
O forse perchĂ© tu sei ingiusto, il giudice non sarĂ  giusto? O forse perchĂ© tu sei bugiardo, la veritĂ  non dirĂ  ciò che è vero? Ma se vuoi incontrare il giudice misericordioso, sii anche tu misericordioso prima che egli giunga. Perdona se qualcuno ti ha offeso, elargisci il superfluo. E da chi proviene quello che doni, se non da lui? Se tu dessi del tuo sarebbe un’elemosina, ma poichĂ© dai del suo, non è che una restituzione!» Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto?» (1 Cor 4, 7).
Queste sono le offerte piĂą gradite a Dio: la misericordia, l’umiltĂ , la confessione, la pace, la caritĂ . Sono queste le cose che dobbiamo portare con noi e allora attenderemo con sicurezza la venuta del giudice il quale «GiudicherĂ  il mondo con giustizia e con veritĂ  tutte le genti» (Sal 95, 13).

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Pr 31,10-13.19-20.30-31
La donna perfetta lavora volentieri con le sue mani.

Dal libro dei Proverbi
Una donna forte chi potrĂ  trovarla?
Ben superiore alle perle è il suo valore.
In lei confida il cuore del marito
e non verrĂ  a mancargli il profitto.
Gli dĂ  felicitĂ  e non dispiacere
per tutti i giorni della sua vita.
Si procura lana e lino
e li lavora volentieri con le mani.
Stende la sua mano alla conocchia
e le sue dita tengono il fuso.
Apre le sue palme al misero,
stende la mano al povero.
Illusorio è il fascino e fugace la bellezza,
ma la donna che teme Dio è da lodare.
Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani
e le sue opere la lodino alle porte della cittĂ .

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 127
Beato chi teme il Signore.

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!

Seconda Lettura  1 Ts 5,1-6
Non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire.
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre.
Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri.

Canto al Vangelo
  Gv 15,4.5
Alleluia, alleluia.

Rimanete in me e io in voi, dice il Signore,
chi rimane in me porta molto frutto.
Alleluia.

   

Vangelo  Mt 25,14-30 (Forma breve Mt 25,14-15.19-21)

Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Dal vangelo secondo Matteo
[ In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. ]
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
[ Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare15 i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. ]
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. PerchĂ© a chiunque ha, verrĂ  dato e sarĂ  nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrĂ  tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; lĂ  sarĂ  pianto e stridore di denti”».Â