Messa quotidiana

Santa Messa 15-1-23

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Anno A

Gesù toglie i peccati del mondo

L’espressione «Agnello di Dio» (vangelo) evoca negli ascoltatori ebrei due immagini distinte, ma in fondo convergenti: l’immagine del Servo di Iahvè che appare «come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori » (Is 53,7), e l’immagine dell’agnello desacrificio pasquale.

Gesù, agnello liberatore
Stando alla cronologia giovannea, Gesù fu messo a morte la vigilia della festa degli azzimi, vale a dire della Pasqua, nel pomeriggio, nell’ora stessa in cui, secondo le prescrizioni della legge si immolavano nel tempio gli agnelli. Dopo la morte non gli furono spezzate le gambe come agli altri condannati, ed in questo fatto l’evangelista vede la realizzazione di una prescrizione rituale concernente l’agnello pasquale (Gv 19,36; cf Es 12,46). In altre parole Gesù, il Cristo, è l’agnello della Nuova Pasqua che, con la sua morte, inaugura e suggella la liberazione del popolo di Dio. In questa luce va letta la prima lettura, che parla della missione del Servo di Iahvè. Molto presto la Chiesa primitiva ritroverà in Cristo i lineamenti di questo profeta descritto dal Secondo-Isaia. Il testo è un brano del secondo dei quattro carmi di Isaia che parlano del «Servo di Iahvè».
Il  Servo è una figura simbolica che incorpora in sé tutto il destino di un popolo, e che, mediante il suo compito storico, rivela Dio come salvatore e come liberatore. Il compito del Servo di Iahvè non riguarda solo il ritorno e la liberazione dei profughi ebrei da Babilonia, ma acquista una dimensione ecumenica, universale. La stessa liberazione storica di Israele diventa anticipazione e pegno di una salvezza e di una liberazione definitiva dalle dimensioni cosmiche «fino all’estremità della terra». Riconoscendo il Servo di Iahvè in Gesù «agnello di Dio che toglie il peccato dei mondo», la comunità primitiva esprime la propria fede in Cristo liberatore e salvatore del mondo.

La salvezza oggi
L’uomo moderno sembra davvero convinto di essere padrone del suo destino. Oggi c’è un nuovo modo di porre e di vivere il problema della salvezza.
All’uomo di oggi arride una nuova speranza terrena. Da teocentrica la visione dell’uomo diventa geocentrica e antropocentrica: si è operato un radicale spostamento di interessi, un’autentica rivoluzione copernicana nell’universo spirituale dell’uomo. Egli non appare più ai propri occhi come pellegrino che percorre frettolosamente la valle di lacrime di questo mondo, tutto teso verso la terra promessa dell’aldilà. Egli diventa sempre più un sedentario; alla mobile tenda ha sostituito la solida casa di pietra. Le uniche frontiere che conosce sono quelle terrestri e temporali. Alla speranza teologale ha sostituito una speranza umana e terrena.
Una nuova missione e una nuova azione 
danno un senso nuovo alla sua vita: quello della conquista graduale e inarrestabile del mondo. La fedeltà alla terra e la preoccupazione della costruzione della città terrena hanno avuto ragione sulle speranze e sulle preoccupazioni escatologiche. Una nuova fiducia nell’uomo sta alla base di questa lotta gigantesca. L’uomo non attende più la salvezza dall’esterno, ma se la costruisce con le sue stesse mani.

Ambiguità e squilibri del nostro mondo
Ma forse, oggi, l’uomo si accorge di avere avuto troppa fretta nel proclamare la sua completa autonomia e nel gridare che Dio non c’è, o è inutile. La ubriacatura del progresso ha reso l’uomo, soltanto per poco, cieco di fronte ai permanenti squilibri che esistono nel mondo e ai fenomeni nuovi, preoccupanti nella loro stessa novità. Il mondo si presenta ancora pieno di problemi insoluti. Risolti alcuni problemi, altri ne rimangono la cui soluzione sembra lontana o addirittura impossibile, mentre sempre nuovi problemi insorgono, creati dallo stesso progresso, dalla scienza e dalla tecnica. La scienza e l’attività tecnica d’altronde, pur tendendo alla salvezza dell’uomo, sono solo uno dei modi per tendervi, anzi rappresentano solo l’aspetto più primitivo, più rudimentale e superficiale della soluzione dei problemi umani; altri problemi permangono sui quali la tecnica e la scienza positiva non hanno nulla o poco da dire. Inoltre l’uomo si è accorto che il progresso tecnico è fondamentalmente ambiguo, aperto, cioè, sia al bene come al male, alla salvezza come alla perdizione dell’uomo. L’esperienza scottante di due guerre mondiali, i campi di sterminio, le paurose devastazioni delle bombe atomiche, lo squilibrio prodotto nell’ecologia, l’inquinamento atmosferico, le fosche e apocalittiche visioni dei futurologi, gli ripropongono il problema di una «salvezza» che ha dimensioni più vaste e più profonde.
   

La perfetta armonia frutto della concordia

Dalla «Lettera agli Efesini» di sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire
(Capp. 2, 2 – 5, 2; Funk 1, 175-177)

E’ vostro dovere rendere gloria in tutto a Gesù Cristo, che vi ha glorificati; così uniti in un’unica obbedienza, sottomessi al vescovo e al collegio dei presbiteri, conseguirete una perfetta santità.
Non vi do ordini, come se fossi un personaggio importante. Sono incatenato per il suo nome, ma non sono ancora perfetto in Gesù Cristo. Appena ora incomincio ad essere un suo discepolo e parlo a voi come a miei condiscepoli. Avevo proprio bisogno di essere preparato alla lotta da voi, dalla vostra fede, dalle vostre esortazioni, dalla vostra pazienza e mansuetudine. Ma, poiché la carità non mi permette di tacere con voi, vi ho prevenuti esortandovi a camminare insieme secondo la volontà di Dio. Gesù Cristo, nostra vita inseparabile, opera secondo la volontà del Padre, come i vescovi, costituiti in tutti i luoghi, sino ai confini della terra, agiscono secondo la volontà di Gesù Cristo.
Perciò procurate di operare in perfetta armonia con il volere del vostro vescovo, come già fate. Infatti il vostro venerabile collegio dei presbiteri, degno di Dio, è così armonicamente unito al vescovo, come le corde alla cetra. In tal modo nell’accordo dei vostri sentimenti e nella perfetta armonia del vostro amore fraterno, s’innalzerà un concerto di lodi a Gesù Cristo. Ciascuno di voi si studi di far coro. Nell’armonia della concordia e all’unisono con il tono di Dio per mezzo di Gesù Cristo, ad una voce inneggiate al Padre, ed egli vi ascolterà e vi riconoscerà, dalle vostre buone opere, membra del Figlio suo. Rimanete in un’unità irreprensibile, per essere sempre partecipi di Dio. Se io in poco tempo ho contratto con il vostro vescovo una così intima familiarità, che non è umana, ma spirituale, quanto più dovrò stimare felici voi che siete a lui strettamente congiunti come la Chiesa a Gesù Cristo e come Gesù Cristo al Padre nell’armonia di una totale unità! Nessuno s’inganni: chi non è all’interno del santuario, resta privo del pane di Dio. E se la preghiera fatta da due persone insieme ha tanta efficacia, quanto più non ne avrà quella del vescovo e di tutta la Chiesa?

 

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Is 49, 3. 5-6
Ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza.

Dal libro del profeta Isaia
Il Signore mi ha detto:
«Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria».
Ora ha parlato il Signore,
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele
– poiché ero stato onorato dal Signore
e Dio era stato la mia forza –
e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d’Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».

Salmo Responsoriale
  Dal Salmo 39

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.

Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo».

«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo».

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.

Seconda Lettura  1 Cor 1, 1-3
Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!

Canto al Vangelo   Gv 1,14a.12a
Alleluia, alleluia.

Il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
a quanti lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio.
Alleluia.

   
Vangelo
  Gv 1, 29-34

Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo.

Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».