Testimone

Padre Guglielmo Gattiani Cappuccino

Nell’ultimo decennio si inasprì di fatto per noi Cappuccini
il divieto di recarci da Padre Pio.
A me fu risposto: “Perché la gente pensa che noi
confratelli, andando, facciamo propaganda a Padre Pio”.
Mi venne spontaneo esclamare: “Povero Padre Pio,
se aspetta che noi Cappuccini gli facciamo propaganda!
Con tutti i guai che gli abbiamo dato!”.
Di me ho giĂ  raccontato. Qui voglio dire quello che
è capitato a Padre Guglielmo Gattiani, che insieme all’amico
Carlo Baronio, canonico, approdò la prima volta a
San Giovanni Rotondo il 9 marzo 1952 e continuò, come
me, a frequentare il caro Padre. Ricordo due suoi incontri
in particolare. Nella prima occasione poté confessarsi dal
Padre e servirgli la Santa Messa. Prima di ripartire chiese
a Padre Pio la benedizione per vivere “l’altissima povertà
serafica con alcuni confratelli”.
Padre Pio lo benedisse e gli rispose: “Va bene”.
Nel luglio del 1965 venne dal Padre con un gruppetto
di amici di Cesena, che avevano chiesto a lui di essere
accompagnati da Padre Pio. Attesero il Padre lungo il corridoio.
Padre Guglielmo in ginocchio e con la mano sulla
propria testa dice a Padre Pio: “Padre, che questa testa
dura diventi santa”.
Padre Pio gli passò ripetutamente con dolcezza la
mano sulla testa, dicendo: “Questa testa è già santa”.
Padre Guglielmo Gattiani è un cappuccino ben noto per le sue virtù e la sua pietà. Ha fatto onore a San Francesco
e a Padre Pio. Egli domandò a Padre Pio: “Se San
Francesco nascesse oggi, cosa farebbe?”. Padre Pio gli rispose:
“Rifarebbe quello che ha fatto”.
Questa risposta guidò tutta la vita di Padre Guglielmo
da docente del Seminario a maestro dei novizi a direttore
spirituale dei giovani Cappuccini. Dovunque attuava
l’ideale serafico. Lo scrisse nel suo diario: “Chiedo la grazia
di vivere alla lettera il Padre San Francesco specialmente
nella povertà, nell’umiltà e nella carità verso tutti
i miei fratelli”. Volle per sei mesi fare quest’esperienza in
Terra Santa.
So che dal 1980, visse nel convento di Faenza. Passava
la giornata nella cappella del Crocifisso, confessando
di giorno e in adorazione la notte. Lì si consacrò alla
Madonna. Infatti scrive sul suo testamento spirituale: “Sia
oggi il piĂą bel giorno della mia vita, di vera consacrazione
al tuo Cuore Immacolato … per la conversione di tutti gli
uomini, per il paradiso della Redenzione, assai piĂą bello
della creazione”.
Scrisse anche i tre fini dati alla sua vita ascetica:
“Vincere la passione dominante, purificare la natura corrotta,
riparare le colpe commesse – e aggiunse: – mediterò
la passione del Signore e le sofferenze di Maria Santissima”.
Padre Guglielmo morì alle sette del mattino del 15
dicembre 1999 proprio ai piedi di quel Crocifisso dove
aveva tanto lavorato e pregato. Egli visse e morì da santo
come aveva desiderato e scritto: “Santo ad ogni costo: o
santità o morte!”.
Si avverò quello che Padre Pio gli aveva detto accarezzandolo
con la mano piagata: “Questa testa è già santa”.

P. G. Alimonti OFM cap, Raggi di sole, Vol. 1, pp 241-242