Testimone

La transumanza

Era una famiglia di Pescara. Persone di profonda fede e molto devote di Padre Pio. Mi offrirono un passaggio.
Arrivai con loro a San Giovanni Rotondo e mi sentii in dovere di portarli in convento e farli incontrare col Padre. Li presentai e chiesi la benedizione per tutti noi. Il Padre alzò la mano benedicente, poi, fissando lo sguardo lontano, e sciogliendo le parole in un sorriso di compiacenza disse: -Abruzzesi, vogliamoci bene!-
Quelle parole mi scesero nel cuore come una rugiada benefica. Dentro c’era, per così dire, sapore di profezia, di augurio, di affetto. Quel giorno sentii l’anima ristorata e immersa nella gioia.
Di bene al Padre gliene volevamo tanto. A volte per un attimo si affacciava la domanda – in realtà smentita dai fatti:
-Ma il Padre sa quanto bene gli vogliamo?- Questa certezza per noi era buona e nutriente più del pane. Perciò ora sentire dalle labbra del Padre l’invito a “volerci bene” ci era di una immensa consolazione. “Abruzzesi, vogliamoci bene”.
È noto a tutti che l’Abruzzo più di ogni altra regione, ripetutamente durante il corso dell’anno si riversa a San Giovanni Rotondo e a Pietrelcina. Questa è ciò che ho chiamato: “la transumanza”. Non portiamo greggi dai monti ai piani per i verdi pascoli. Guidiamo fedeli a decine di migliaia dove è vissuto e dove è nato Padre Pio.
Lupi, progettista della Casa Sollievo, non è più l’unico nome di abruzzese legato alla storia del Santo delle stimmate.
hLe greggi, che ora trasportate col treno, vanno a svernare nelle pianure pugliesi, appartengono ad una storia di costume e di economia tramontata. Pochi la ricordano e pochissimi ci fanno caso. Quante realtà nuove sono nate!
Ora l’Abruzzo cerca un Santo: quello di San Giovanni Rotondo e di Pietrelcina. Pioniere di queste folle Dio, per sua misericordia,
ha voluto me, umile cappuccino. Nessuno era debitore più di me verso il San Francesco dei nostri giorni, inchiodato alla croce e con le ferite sanguinanti per oltre cinquant’anni. A quella fonte serafica Dio mi ha dato la grazia di bere misericordia, conforto, luce, consolazione.
In tre date particolari questa folla di miei conterranei si riversa a San Giovanni Rotondo: in un pellegrinaggio regionale a primavera quando inizia la Quaresima per prepararsi nel modo più conveniente alla celebrazione della Pasqua.
La notte del 22 settembre per la “Veglia” divenuta ormai l’appuntamento universale di tutti i figli, devoti e confratelli di Padre Pio. La folla, in assoluto e commosso silenzio, riascolta la lettura della testimonianza del Transito di Padre Pio, scritta da Padre Pellegrino Funicelli.
Il terzo incontro è riservato ai giovani.
In ognuna di queste date è implicita la confessione e comunione generale. Nella circostanza non fanno fatica, perché nei tanti Gruppi di Preghiera si vive già una intensa vita eucaristica.
Pietrelcina è ugualmente meta per tre volte l’anno.
Il 25 maggio, giorno della nascita del caro Padre Pio. Tutto lì parla di provvidenza, di semplicità e di umiltà. È lo specchio della vita delle generazioni povere di beni, ma ricche di fede. Le altre due date sono quelle della prima Messa di Padre Pio nel proprio paese, cioè il 14 agosto; e quella delle prime stimmate, dette invisibili, cioè il 7 settembre.
Gli abruzzesi si sentono come pesci nel proprio mare in questi luoghi, perché assommano ciò che portano a ciò che trovano.
All’offertorio di solito c’è un agnello, simbolo dei pastori e del popolo della nostra terra. I canti di animazione sono la voce ispirata dal caldo amore a Padre Pio che “ci vuole bene” e al quale vogliamo bene.

P.G.Alimonti OFM cap, I miei giorni con P. Pio, p 151