Testimone

Che mi hai portato da mangiare

I primi incontri con Padre Pio avvenivano sempre col bisogno di chiedere.
La fede e la pace per se stessi. Guarigione per parenti e amici.
Consigli su cure e ospedali da scegliere. Giovani sbandati; matrimo…ni in crisi.
La Casa Sollievo era la clinica per gli ammalati.
La chiesa era la clinica dello spirito. Padre Pio rappresentava “il dare” e tutti noi “l’avere”. Non si poteva fare altrimenti. Il “santo” era lui!
Quanto gli potesse costare ognuna di quelle migliaia di suppliche, taluna veramente disperata, non preoccupava gli altri e forse nemmeno ci si pensava.
Nei santi la spinta è la carità, nella gente comune è il bisogno.
1375030_302851129852930_570509468_nAlla fine anche questo strano rapporto spinge l’umanità fino alla Provvidenza e alla misericordia di Dio. In fondo la stessa Redenzione di Gesù e la mediazione della Chiesa hanno la stessa sorgente. Man mano che andiamo perfezionando
la fede, comprendiamo che la carità è dovere di ogni cristiano.
Si impara che dietro la dissolvenza dell’amore appare il volto di Gesù.
Quando questa verità si fa chiara, sull’asse della bilancia anche noi mettiamo “il dare” prima dell’“avere”. Come si faceva questa conquista? Constatando le condizioni di Padre Pio e osservando la sua immolazione d’amore.
Egli viveva l’eroismo quotidiano del servo obbediente e del fratello generoso.
Per sé non chiedeva che preghiere e patimenti.
La passione di GesĂą era il suo vero cibo.
In me è cresciuto di giorno in giorno il desiderio, di farmi cireneo del “Cireneo di tutti”, come egli stesso si è definito.
Questa è la via per cui ci guida la parola del Vangelo e l’ascesi cristiana.
Ogni vero discepolo deve essere pronto a bere il calice del Maestro per seguire le orme del Maestro. Sono stazioni in successione: rinnegamento, accettazione, sequela.
Quando hai deposto il bagaglio che ingombra, cominci a correre, come i discepoli dietro GesĂą e come i frati dietro il Poverello Serafico.
Quel giorno! Partii per San Giovanni Rotondo offrendo la giornata di digiuno per Padre Pio. Portai con me solo una bottiglia d’acqua e un tozzo di pane secco per ogni evenienza. Quando mi misi a letto poggiai l’una e l’altro sul tavolo.
Dopo la mezzanotte, io non so come, mi vidi il Padre vicino al letto.
Aveva le ginocchia piegate, ma non toccava per terra. Mi chiede: -Che mi hai portato da mangiare?-
Provai imbarazzo: proprio oggi che non ho portato nulla con me il Padre ha bisogno! -Padre ho soltanto una bottiglia d’acqua e un pezzetto di pane-.
Il Padre non cercava quello che avevo; cercava me.
Rimase del tempo in quella posizione, parlando di GesĂą e del Paradiso.
Alla fine mi accarezzò il viso con le mani.
Mi benedisse e andò via senza aprire la porta, come quando era entrato.

P.G. Alimonti OFM cap, I miei giorni con P. Pio, p 42