Messa quotidiana

Omelia 7-6-15

 

Vieni e resta con noi, Signore Gesù

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO  

Anno B – Solennità 

Il sacrificio della nuova alleanza

L’antica alleanza del Sinai tra Dio e Israele si era compiuta attraverso tre momenti successivi: la manifestazione  di Dio al suo popolo (Es 19), la consegna del decalogo, «le dieci parole di Dio» (Es 20,1-21), come legge costituzionale,  e il codice  dell’alleanza (ampliamenti del decalogo: Es  20,22-23,33).  E si era conchiusa e sancita  solennemente  con dei «sacrifici  di comunione» (Es  24).
La nuova ed eterna alleanza fra Dio e l’umanità si è pure compiuta attraverso tre momenti simili a quelli: una nuova, più  profonda e universale manifestazione di Dio in Cristo (Me 1,10-11; 9,2-8), un decalogo riportato alla sua purezza e integrità, al suo «compimento» (Mt 5,17-48), e il nuovo  codice delle beatitudini, della legge interiore, del «comandamento nuovo» dell’amore (Mt 5,1-12;  6-7; Gv  13,34-35; 15,10-17). Essa  pure si è conclusa  ed è stata solennemente sancita nel vero «sacrificio di comunione» nel Sangue  di Cristo (Me 14,22-24;  ecc.).
L’odierna celebrazione del Corpo e del Sangue di  Cristo ci richiama a tutta la nuova alleanza che acquista così un significato più pieno, e a sua volta  fa capire meglio  la  portata del sacrificio di Cristo.

Il sangue, sigillo dell’antica alleanza…
Gli antichi, e in particolare  gli Ebrei, sigillavano un contratto  di alleanza col sangue delle vittime offerte. Così avvenne al Sinai per l’alleanza dell’antica legge. In questo rito (prima lettura), Mosè richiama le parole e  la legge di Dio, legge  «scritta», intangibile; il popolo riafferma la sua volontà di metterla in pratica e  di obbedire a Dio. Quindi Mosè asperge col sangue delle vittime l’altare e lo stesso popolo. Il sangue, che è vita, indica che l’alleanza è vitale; sparso sull’altare e sul popolo, significa che tra il  popolo e Dio vi è comunione: nella fedeltà all’alleanza, il popolo vive della vita di Dio. Tutto ciò  è segno, prefigurazione e anticipazione di ciò che Cristo  porterà a pienezza di significato e di efficacia.

… e dell’alleanza nuova ed eterna
Il sommo  sacerdote, entrando col sangue dell’espiazione  nel Santo dei santi, scompariva  dalla vista del popolo, ma era più che mai  attivo nella sua opera  di mediazione per il popolo.
Cristo, entrato nella sua gloria (Le 24,26), offre per noi il suo sangue purificatore. Ma egli resta presso il Padre in una solidarietà attivissima a nostro riguardo: il suo sangue  ha un potere infinito che veramente purifica e redime, assume le  miserie e i sacrifici  degli uomini di tutti i tempi, instaura la nuova alleanza e ha la forza di trarre  con sé i  redenti all’eredità eterna promessa da Dio (seconda lettura).
Per questo, il sacrificio di Cristo è unico, efficace, eterno; da solo compie  tutto  ciò che ogni altro sacrificio umano non ha la forza di compiere, ma non respinge quei sacrifici, anzi dà ad essi valore ed efficacia, unendoli al suo sangue.

Il sacramento del suo Corpo e del suo Sangue
Il racconto di Marco (vangelo) presenta i caratteri essenziali del sacrificio di Cristo. L’antico rito dell’agnello pasquale, sacrificio evocativo della liberazione degli Ebrei  dalla  schiavitù, raggiunge pienezza e significato totalmente nuovi.
Cristo, offrendo se stesso alla immolazione, opera la liberazione integrale  e definitiva, e col suo sangue sparso per tutti come espiazione dei peccati (seconda  lettura), sigilla la nuova alleanza, quella che è davvero «l’alleanza».
Nell’antica legge vi erano sacrifici di liberazione, di alleanza e comunione, di espiazione, di ringraziamento. Il sacrificio unico di Cristo ha in sé e supera tutti questi valori: il sacrificio pasquale di liberazione, il sacrificio dell’alleanza e della comunione con Dio, il sacrificio della espiazione del peccato, il sacrificio del ringraziamento. Anzi, da questo prende il nome l’Eucaristia, che vuoi dire appunto «ringraziamento», perché gli uomini devono  sommamente ringraziare Dio per i suoi doni. Cristo ha dato inizio al banchetto dell’ultima cena, ringraziando Dio, innalzando al Padre il «grazie», ciò che gli uomini troppe volte dimenticano di fare, per i benefici della  creazione e della redenzione.
La solennità di oggi è  per  ciascuno di noi un invito ad esprimere il nostro  «grazie»  a Cristo per il totale dono  di sé, in corpo e sangue, come cibo e bevanda (Gv 6,51-58):  il miglior modo di dirlo è di partecipare di questo pane e di questo  vino che  Cristo ci  offre, di fare nostra  l’Eucaristia,  il «ringraziamento» che Cristo offre al Padre, per offrirlo insieme con lui, nutriti di  lui, mossi e uniti dal suo Spirito  Santo.

O prezioso e meraviglioso convito!

Dalle «Opere» di san Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa
(Opusc. 57, nella festa del Corpo del Signore, lect. 1-4)

L’Unigenito Figlio di Dio, volendoci partecipi della sua divinità, assunse la nostra natura e si fece uomo per far di noi, da uomini, déi. Tutto quello che assunse, lo valorizzò per la nostra salvezza. Offrì infatti a Dio Padre il suo corpo come vittima sull’altare della croce per la nostra riconciliazione. Sparse il suo sangue facendolo valere come prezzo e come lavacro, perché, redenti dalla umiliante schiavitù, fossimo purificati da tutti i peccati. Perché rimanesse in noi, infine, un costante ricordo di così grande beneficio, lasciò ai suoi fedeli il suo corpo in cibo e il suo sangue come bevanda, sotto le specie del pane e del vino.
O inapprezzabile e meraviglioso convito, che dà ai commensali salvezza e gioia senza fine! Che cosa mai vi può essere di più prezioso? Non ci vengono imbandite le carni dei vitelli e dei capri, come nella legge antica, ma ci viene dato in cibo Cristo, vero Dio. Che cosa di più sublime di questo sacramento? Nessun sacramento in realtà é più salutare di questo: per sua virtù vengono cancellati i peccati, crescono le buone disposizioni, e la mente viene arricchita di tutti i carismi spirituali. Nella Chiesa l’Eucaristia viene offerta per i vivi e per i morti, perché giovi a tutti, essendo stata istituita per la salvezza di tutti.
Nessuno infine può esprimere la soavità di questo sacramento. Per mezzo di esso si gusta la dolcezza spirituale nella sua stessa fonte e si fa memoria di quella altissima carità, che Cristo ha dimostrato nella sua passione. Egli istituì l’Eucaristia nell’ultima cena, quando, celebrata la Pasqua con i suoi discepoli, stava per passare dal mondo al Padre. L’Eucaristia é il memoriale della passione, il compimento delle figure dell’Antica Alleanza, la più grande di tutte le meraviglie operate dal Cristo, il mirabile documento del suo amore immenso per gli uomini.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Es 24, 3-8
Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi.

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!».

Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d’Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrifi­care giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore.

Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l’altra metà sull’altare. Quindi prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto».

Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».

 
Salmo Responsoriale
  Dal Salmo 115
Alzerò il calice della salvezza  e invocherò il nome del Signore.

Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.

Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo. 

Seconda Lettura  Eb 9, 11-15
Il sangue di Cristo purificherà la nostra coscienza.

Dalla lettera degli Ebrei

Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna.

Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?

Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa.

   
Canto al Vangelo
    Gv 6,51
Alleluia, alleluia.

Io sono il pane vivo disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno. 
Alleluia.

   
Vangelo 
 Mc 14, 12-16. 22-26
Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue.

Dal vangelo secondo Marco

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».

Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».

I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.