Messa quotidiana

Omelia 5-5-15

 

Maria madre nostra aiutaci

Beato Nunzio Sulprizio Giovane operaio

Pescosansonesco, Pescara, 13 aprile 1817 – 5 maggio 1836

Solo una vita di sofferenza ha contraddistinto la bella, pura, semplice anima di questo giovane operaio, vissuta con pazienza e fiducia nella volontà di Dio. Nacque a Pescosansonesco in provincia di Pescara il 13 aprile 1817, subito la sofferenza si affacciò nella sua fragile vita, i genitori a breve distanza l’uno dall’altra morirono lasciandolo solo; la nonna materna Anna Rosaria lo prese con sé.
Quando aveva nove anni, anche la nonna morì, bisogna ricordare che l’aspettativa di vita in quell’epoca non era lunga, allora lo prese con sé come garzone nell’officina, lo zio Domenico Luciani fratello della madre; l’officina di fabbro ferraio richiedeva al gracile fanciullo un lavoro troppo pesante per lui, prese una malattia dolorosa alla tibia della gamba sinistra che lo costrinse nel 1831 ad un ricovero per tre mesi nell’ospedale S. Salvatore de L’Aquila.
Ritornato all’officina in uno stato doloroso, non poté continuare nel lavoro, pertanto un’altro zio Francesco Sulprizio, nel 1832 lo inviò a Napoli con l’aiuto del colonnello Felice Wochinger, che prese ad amarlo come un figlio e per suo interessamento Nunzio fu ricoverato all’ospedale degli Incurabili.
Nel 1834, il colonnello per curarlo meglio, lo condusse con sé nel Maschio Angioino, oggi il più bel castello di Napoli, già reggia angioina ma allora adibito a caserma. Non mancarono anche nella nuova dimora disagi e sofferenze sempre sopportate con pazienza; preciso in tutto, scrisse un regolamento di vita che osservò con fedeltà, cercando di non cadere nemmeno nei più piccoli difetti, affidandosi con amore alla Mamma celeste.
Nell’autunno del 1835, i medici decisi ad amputare la gamba, dovettero rinunciare per l’estrema debolezza in cui si trovava; il male avanzò procurandogli dolori terribili, finché il 5 maggio 1836, morì a soli diciannove anni. Il suo corpo fu tumulato poi nella chiesa di s. Maria Avvocata; la salma rimase esposta per cinque giorni all’omaggio di quanti sapevano della sua dolorosa Via Crucis e della sua incredibile pazienza e offerta del dolore.
Il giovane sconosciuto venuto dai monti abruzzesi, con la qualifica di operaio fabbro, richiamò con le sue sofferenze l’attenzione della Chiesa; Pio IX nel 1859 lo dichiarò venerabile, Leone XIII lo proponeva come modello alla gioventù operaia. Giovanni XXIII approvò il decreto sui miracoli attribuitagli; Paolo VI il 1° dicembre 1963, lo dichiarò beato davanti a tutti i vescovi partecipanti al Concilio Ecumenico Vaticano II.
Esiste una vasta bibliografia sul beato, perché la sua singolare figura di giovane operaio cristiano ha sempre attirato molti biografi.
Le spoglie furono traslate al paese natìo, Pescosansonesco (Pe), dove ora sono venerate dal popolo a cui apparteneva.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura   At 14, 19-28
Riferirono alla Chiesa quello che Dio aveva fatto per mezzo loro.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, giunsero [a Listra] da Antiòchia e da Icònio alcuni Giudei, i quali persuasero la folla. Essi lapidarono Paolo e lo trascinarono fuori della città, credendolo morto. Allora gli si fecero attorno i discepoli ed egli si alzò ed entrò in città. Il giorno dopo partì con Bàrnaba alla volta di Derbe.
Dopo aver annunciato il Vangelo a quella città e aver fatto un numero considerevole di discepoli, ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia, confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni». Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto.
Attraversata poi la Pisìdia, raggiunsero la Panfìlia e, dopo avere proclamato la Parola a Perge, scesero ad Attàlia; di qui fecero vela per Antiòchia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto.
Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede. E si fermarono per non poco tempo insieme ai discepoli.

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 144
I tuoi amici, Signore, proclamino la gloria del tuo regno.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Per far conoscere agli uomini le tue imprese
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è un regno eterno,
il tuo dominio si estende per tutte le generazioni.

Canti la mia bocca la lode del Signore
e benedica ogni vivente il suo santo nome,
in eterno e per sempre.

Canto al Vangelo

Alleluia.

Vangelo   Gv 14,27-31
Vi do la mia pace.

In quel tempo, disse GesĂą ai suoi discepoli:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».