Messa quotidiana

Santa Messa 9-2-20

GesĂą col tuo amore aiutaci ad essere speranza del mondo.

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Anno A

Uomini luce del mondo

Il brano evangelico è nel contesto delle beatitudini. Coloro che sono proclamati beati, non lo sono solo per se stessi, ma anche nei confronti del mondo; essi, per le realtĂ  terrestri, sono luce e sale. «Voi siete la luce del mondo»; GesĂą ha detto queste parole in primo luogo ai credenti, ai discepoli che sono i poveri, i miti, coloro che hanno fame e sete di giustizia… Essi sono luce non tanto perchĂ© appartengono di fatto alla Chiesa, o hanno una dottrina di salvezza da comunicare, e neppure perchĂ© sono uomini di preghiera e fedeli al culto; quanto e perchĂ© in primo luogo sono poveri, miti, puri di cuore, operatori di pace…

Vedano le vostre opere buone
Lo sottolinea la prima lettura. Al popolo ebraico preoccupato della pratica esteriore ed irreprensibile dei culto, indaffarato a ricostruire il tempio distrutto, Dio ricorda che, piĂą dello splendore del culto, gli è gradito l’ospitare i senza tetto, il dividere il pane con l’affamato… «Allora sì la tua luce sorgerĂ  come l’aurora». Non basta pregare e digiunare. La preghiera e il digiuno devono essere uniti all’azione «per far brillare fra le tenebre la luce». L’astinenza dal cibo conta poco, se non è per nutrire l’affamato.
Come, in concreto, il discepolo può diventare «sale della terra e luce del mondo »,lo dice chiaramente anche il vangelo quando conclude: «Vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli». Non sono le parole che testimoniano la venuta del regno di Dio, ma il pagare di persona, il compromettersi negli avvenimenti costruttivi. Il discepolo deve dissolversi, penetrare profondamente nel mondo per dargli il gusto nuovo, il fermento di salvezza portato da Cristo.
Nel rito del battesimo il sacerdote affida al padre del battezzando una candela accesa al cero pasquale. Cristo risorto è la «luce». Il battezzato è l’«illuminato» che si inserisce nella morte-risurrezione di Cristo. Vivere la luce è l’impegno che l’attende: lo Spirito lo «muove», lo «trascina». Le «azioni della luce» sono azioni dello Spirito; e in lui non c’è posto per presunzione, vanto, superbia personale…

Dov’è oggi la luce che salva? 
Il vangelo parla di sale insipido che «a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini». Si parla di luce nascosta «sotto il moggio». E’ un invito a saggiare la qualità del nostro sale di cristiani d’oggi, e a vedere con quali paralumi abbiamo nascosto la luce del vangelo. La concretezza di Isaia non ci permette di giocare o sottilizzare con la parola di Dio.
Gli affamati nel mondo si contano a centinaia di milioni anche oggi; e sono sempre in aumento perché così comanda la ferrea logica di un sistema economico disumano che raccoglie ricchezze sempre più grandi nella casa di chi è sazio e spoglia inesorabilmente chi è nella miseria. Il disagio diventa imbarazzante quando gettiamo uno sguardo sulla carta geografica della fame, della miseria e dell’oppressione. I paesi «tradizionalmente cristiani» stanno sulla sponda della ricchezza, dell’opulenza.

Segno o schermo?
E allora sorge la domanda se anche noi cristiani non sosteniamo un sistema che è ingiusto e oppressivo dei debole e del povero. La povertà del terzo mondo e la geografia del sottosviluppo non si spiegano parlando di rifiuto della tecnica o di pigrizia congenita e irrimediabile, ma del secolare sfruttamento delle materie prime, della sottomissione forzata ad una razza, del commercio internazionale basato sull’intimidazione o sul boicottaggio, sugli «aiuti» internazionali come modo di disfarsi utilmente di merci inutili. E allora rimane un interrogativo: la luce di Cristo illumina ancora questo «mondo» o non invece un «mondo nuovo» verso il quale dobbiamo muoverci come in un esodo?
La comunità cristiana d’oggi rischia di nascondere sotto pesanti schermi la luce di Cristo. La non-coscienza della solidarietà nella testimonianza, il disinteresse per una espressione comunitaria della nostra fede, la politica del lavarsi le mani dei fatti in cui non si giocano i nostri interessi, l’intervento ingenuo in difesa dell’«ordine costituito» impediscono alle nostre comunità ecclesiali di fare luce. E necessaria una continua riflessione affinché le strutture non diventino schermo o controtestimonianza della nostra Chiesa. E la riflessione deve divenire azione, con saggezza ed efficacia, per non distruggere nulla di valido, per far germogliare i semi di bene che sono presenti dovunque e che attendono un buon terreno, una coltivazione solerte e il fiducioso ricorso all’aiuto decisivo di Dio.

Comprendere la grazia di Dio

Dal «Commento alla Lettera ai Galati» di sant’Agostino, vescovo
(Introduzione; PL 35, 2105-2107)

L’Apostolo scrive ai Galati perchĂ© capiscano che la grazia li ha sottratti dal dominio della Legge. Quando fu predicato loro il vangelo, non mancarono alcuni venuti dalla circoncisione i quali, benchĂ© cristiani, non capivano ancora il dono del vangelo, e quindi volevano attenersi alle prescrizioni della Legge che il Signore aveva imposto a chi non serviva alla giustizia, ma al peccato. In altre parole, Dio aveva dato una legge giusta a uomini ingiusti. Essa metteva in evidenza i loro peccati, ma non li cancellava. Noi sappiamo infatti che solo la grazia della fede, operando attraverso la caritĂ , toglie i peccati. Invece i convertiti dal giudaismo pretendevano di porre sotto il peso della Legge i Galati, che si trovavano giĂ  nel regime della grazia, e affermavano che ai Galati il vangelo non sarebbe valso a nulla se non si facevano circoncidere e non si sottoponevano a tutte le prescrizioni formalistiche del rito giudaico.
Per questa convinzione avevano incominciato a nutrire dei sospetti nei confronti dell’apostolo Paolo, che aveva predicato il vangelo ai Galati e lo incolpavano di non attenersi alla linea di condotta degli altri apostoli che, secondo loro, inducevano i pagani a vivere da Giudei. Anche l’apostolo Pietro aveva ceduto alle pressioni di tali persone ed era stato indotto a comportarsi in maniera da far credere che il vangelo non avrebbe giovato nulla ai pagani se non si fossero sottomessi alle imposizioni della Legge. Ma da questa doppia linea di condotta lo distolse lo stesso apostolo Paolo, come narra in questa lettera. Dello stesso problema si tratta anche nella lettera ai Romani. Tuttavia sembra che ci sia qualche differenza, per il fatto che in questa san Paolo dirime la contesa e compone la lite che era scoppiata tra coloro che provenivano dai Giudei e quelli che provenivano dal paganesimo. Nella lettera ai Galati, invece, si rivolge a coloro che erano giĂ  stati turbati dal prestigio dei giudaizzanti che li costringevano all’osservanza della Legge. Essi avevano incominciato a credere a costoro, come se l’apostolo Paolo avesse predicato menzogne, invitandoli a non circoncidersi. Perciò così incomincia: «Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo» (Gal 1, 6).
Con questo esordio ha voluto fare un riferimento discreto alla controversia. Così nello stesso saluto, proclamandosi apostolo, «non da parte di uomini, nĂ© per mezzo di uomo» (Gal 1, 1), — notare che una tale dichiarazione non si trova in nessun’altra lettera — mostra abbastanza chiaramente che quei banditori di idee false non venivano da Dio ma dagli uomini. Non bisognava trattare lui come inferiore agli altri apostoli per quanto riguardava la testimonianza evangelica. Egli sapeva di essere apostolo non da parte di uomini, nĂ© per mezzo di uomo, ma per mezzo di GesĂą Cristo e di Dio Padre (cfr. Gal 1, 1).

 

LITURGIA DELLA PAROLA


Prima Lettura 
Is 58, 7-10
La tua luce sorgerĂ  come l’aurora.

Dal libro del profeta Isaìa
Così dice il Signore:
«Non consiste forse [il digiuno che voglio]
nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,
la tua ferita si rimarginerĂ  presto.
Davanti a te camminerĂ  la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirĂ .
Allora invocherai e il Signore ti risponderĂ ,
implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”.
Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
se aprirai il tuo cuore all’affamato,
se sazierai l’afflitto di cuore,
allora brillerĂ  fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio».

Salmo Responsoriale 
Dal Salmo 111
Il giusto risplende come luce.

Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia.

Egli non vacillerĂ  in eterno:
eterno sarĂ  il ricordo del giusto.
Cattive notizie non avrĂ  da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore.

Sicuro è il suo cuore, non teme,
egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria. 

Seconda Lettura
  1 Cor 2, 1-5
Vi ho annunciato il mistero di Cristo crocifisso. 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.
Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

Canto al Vangelo 
Gv 8,12
Alleluia, alleluia.

Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrĂ  la luce della vita.
Alleluia.

   
Vangelo 
Mt 5, 13-16
Voi siete la luce del mondo.

In quel tempo, GesĂą disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».