Poesie

San Giovanni di Dio

Rel. fondatore
– Montemoro -Novo (Portogallo) 8 marzo 1495
+ Granada (Spagna) 8 marzo 1550
 
Fondò l’Ordine Ospedaliero “Fatebene Fratelli”. Ebbe una vita travagliata fino ai quarant’anni.
Viaggiò molto e fece tanti mestieri: pastore, contadino, soldato volontario, bracciante, venditore di libri.
Nel 1438, ascoltando una predica di San Giovanni d’Avila, rimase tanto sconvolto da sentire forte il bisogno della misericordia di Dio e della penitenza per i propri peccati. Fu considerato fuori di sé e ricoverato. Vedendo come erano trattati i malati di mente, decise di fondare un ospedale per i poveri. Elemosinava per le strade e predicava: “Fate bene, fratelli, a voi stessi per amore di Dio”. Si caricava sulle spalle malati e moribondi, portandoli nel ricovero da lui allestito. Il suo ospedale era all’avanguardia per quei tempi.
Aveva letti individuali, sale, locali per viandanti e pellegrini e una lavanderia. Il vescovo di Tuy gli diede il nome
di “Giovanni di Dio” e gli impose di vestire un abito religioso. Gli ospedali “Fate bene Fratelli” furono eretti a Ordine religioso da San Pio V nel 1571, sotto la Regola di
Sant’Agostino. Insieme a San Camillo de Lellis è patrono
degli ospedali e degli infermieri.
 
 
Tu sei l’avventuriero
dall’una all’altra sponda.
Da mille esperienze
a santità sublime.
 
È Ciudad il cognome,
la gente a Orofesa
nulla ne può sapere
e ti chiama “di Dio”.
 
Sei fuggito di casa
a soli otto anni
e fino a ventisette
provi ogni mestiere.
 
Pastore e contadino,
soldato di ventura.
Con le truppe spagnole
combatti a Pavia.
 
Poi corri a difesa
della città di Vienna.
Vittoria più che celebre,
che piega il Solimano.
 
Tu vaghi per l’Europa,
approdi poi in Africa.
Rientri a Gibilterra
e fai il commerciante.
 
Per la parola ardente
del buon Giovanni d’Avila
tu ti converti a Cristo
e lasci quel che hai.
 
Anche vestito e scarpe.
Vivevi d’elemosina.
Salutavi i passanti:
“Fate bene, fratelli”.
 
Perfino l’elemosina
spartivi ai bisognosi.
Qualcuno ti denuncia.
Sei chiuso in manicomio.
 
Oh! Esperienza amara!
Non certo per te stesso,
ma per quel tetro carcere,
dove si soffre e muore.
 
Sei compreso, aiutato
e peraltro seguito
da tanti volontari,
eroi di carità.
 
Vi chiama già la gente:
“Fate bene, fratelli”.
Oggi degli ospedali
sei Santo protettore.
 
P. G. Alimonti OFM cap, Vento Impetuoso, Vol. VI, pp 86,87,88