Poesie

Santa Verdiana

Vergine reclusa
– Castelfiorentino (Fi) 1182 + 1° febbraio 1242

Nacque dalla nobile famiglia Attavanti che, benché decaduta, godeva ancora di un certo prestigio. Coetanea di San Francesco d’Assisi che la rivestì dell’abito del Terz’Ordine. Dopo un pellegrinaggio a Compostella, si fece rimurare in una angusta cella dove rimase per 34 anni.
Orazione, digiuni, segni straordinari scandirono la sua vita. Da una piccola finestra seguiva la Santa Messa, riceveva la comunione, ascoltava e parlava ai fedeli. Sopportò fino alla morte in silenzio la presenza di due serpenti che si erano infiltrati nella sua celletta. Il suono simultaneo, spontaneo e festoso delle campane avvisò la città dell’improvvisa morte di Verdiana.
Nel 1533 Clemente VII ne approvò il culto.

Castelfiorentino,
illustre famiglia
ti diede i natali.
S’accende una stella!

Insieme nel cielo
d’Assisi s’accese.
Il nome ch’ha preso
per ora è Giovanni.

SarĂ  poi mutato
in quel di Francesco.
Gli piace cantare
in bel provenzale.

Con voce sonora
dispiega i suoi canti.
Non è menestrello,
ma vero giullare.

Comprendi, Verdiana,
lo amo, m’è padre.
Ma nutro per te
profondo consenso.

Per quanto riguarda
la tua reclusione,
qualcuno mi dice:
“è segno dei tempi”.

Invece sostengo,
che solo l’amore
ha certe invenzioni
per dire di “sì”.

L’amore che parla
adegua il linguaggio.
L’amore che dona
non segue la moda.

Tu sei coetanea
del Padre Serafico.
Tu ami cantando
nel chiuso recinto.

Ti lascia disgusto
l’altrui avarizia.
Ti privi di tutto
per darlo ai poveri.

Assisti alla Messa
dal foro del muro.
Ti dona GesĂą
il Pane del cielo.

Superni colloqui
rapiscono l’anima,
che poi se ne vola
al suon di campane.

P. G. Alimonti OFM cap, Vento impetuoso, vol.III, pp 128-129-130