Messa quotidiana

Santa Messa 26-10-18

BEATO BONAVENTURA DA POTENZA

Nella Lucania, antica regione, vi sono santuari che la pietà intensa dei fedeli ha voluto costruire in luoghi aspri quasi inaccessibili ma da poter vedere da molte angolazioni panoramiche, quasi come fari indicanti la spiritualità. E in questo contesto così religioso vi erano disseminati un po’ dappertutto conventi con gruppi di frati che garantivano l’unione continua dei fedeli con Dio.
Anche a Potenza vi era un convento dedicato a s. Francesco e in questa comunità iniziò le sue frequentazioni Antonio Carlo Gerardo Lavanga, nato nei primi giorni di gennaio del 1651 (fu battezzato il 4 gennaio), qui ebbe l’occasione di conoscere e capire lo stile della loro vita, povera per scelta, d’ubbidienza al superiore, di abnegazione altruista e sentì, adolescente, la chiamata di Dio a quella vita interiore.
A 15 anni entrò fra i Minori Conventuali di Nocera Inferiore, sede del Noviziato francescano, cambiò il nome in fra’ Bonaventura da Potenza, quale simbolo di cambiamento totale di vita, superate le iniziali prove, fu inviato ad Aversa e Maddaloni per approfondire gli studi in vista del sacerdozio, ma qui l’ambiente era dissimile da quello iniziale potentino che l’aveva affascinato nella sua spontanea povertà, cosicché gli si creò un disagio interiore che portò i comprensivi superiori a spostarlo prima in un paesetto irpino e poi ad Amalfi dove incontrò un suo conterraneo padre Domenico Girardelli, il quale divenne sua guida e da quello spirito ribelle e scalpitante qual’era divenne il cosciente ubbidiente e l’esecutore entusiasta di ogni parola di Dio attraverso i suoi vicari (cfr. Fra Bonaventura da Potenza,p. Silvio Stolfi 1998).
Nel convento amalfitano cominciarono a verificarsi episodi quasi miracolosi che testimoniavano la completa fiducia in chi gli comandava qualcosa anche la più assurda. Tale semplicità d’animo gli meritò la gioia di diventare sacerdote, ordinazione avvenuta nel 1675.
Rimase ad Amalfi otto anni, vivendo in una simbiosi stupenda e spirituale con l’ormai vecchio frate Domenico Girardelli; destinato a Napoli, si lasciarono in lagrime con il presentimento di non rivedersi più.
Andò in vari conventi passando come un esempio vivente della povertà francescana più stretta, edificando i confratelli con la sua vita dedita tutta all’ubbidienza; era solito dire: “Signore, sono un servo inutile nelle tue mani”. Per la santità che emanava, fu incaricato di formare i nuovi frati nel Noviziato di Nocera Inferiore, dove fu maestro di un rigore di vita aspro, impegnativo, di una stima profonda della povertà, auspice il ritorno alle origini del francescanesimo.
A Napoli, Ravello, Ischia, Sorrento fu tutto un susseguirsi di episodi di premonizioni che padre Bonaventura faceva a tanti conoscenti anche vescovi, nobili, confratelli, fatti che poi puntualmente anche con il tempo si avveravano. Vide l’anima della sorella volare al cielo mentre lui era in viaggio per raggiungerla moribonda a Potenza, così da poter invertire il viaggio di saluto ormai non più necessario.
A Ravello abbracciò un lebbroso e questi guarì all’istante, ad Ischia rimase nove anni disseminando il suo cammino di prodigi, il popolo ischitano si raccolse tutto sulla spiaggia a salutarlo quando dovette imbarcarsi per una nuova destinazione.
Nel convento di s. Antonio a Porta Medina a Napoli la sua ascetica si evidenziava anche con elevazioni da terra durante le intense preghiere; la sua predicazione pur non essendo lui titolato con dottorato, era così profonda e teologica da lasciare interdetti i suoi dotti confratelli di S. Lorenzo Maggiore,. La peste a Napoli scoppiata nel XVII secolo, lo vide in primo piano nell’assistenza personale degli appestati.
All’inizio del 1710, ormai vecchio e malato, con i postumi di una cruenta operazione chirurgica per una cancrena ad una gamba, subita a Napoli, fu inviato al convento di Ravello e se lui non poteva scendere fra gli abitanti della divina Costiera, erano questi che a frotte salivano al convento per ricevere conforto, attratti dagli innumerevoli prodigi che operava ed a Ravello morì il 26 ottobre del 1711, fra il pianto popolare e con il suono delle campane sciolte in un concerto di gloria.
Beatificato da papa Pio VI il 26 novembre 1775.


Autore:
Antonio Borrelli

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Ef 4, 1-6
Un solo corpo, un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

Salmo Responsoriale
    Dal Salmo 23 
Noi cerchiamo il tuo volto, Signore.

Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.

Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.

Canto al Vangelo   Mt 11,25
Alleluia, alleluia.

Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia.

Vangelo Lc 12, 54-59

Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».