Testimone

Il leone di Simla

Il 24 marzo 1920 l’Arcivescovo Anselmo Edoardo
Giovanni Kenealy, arcivescovo di Simla, Indie orientali,
andò, inviato dal Papa Benedetto XV a visitare Padre Pio.
Uomo di grande cultura e di nota austerità di vita,
aveva preparato un lungo e dettagliato dossier di domande
da rivolgere a Padre Pio.
Egli racconta che, di fronte alla semplicità, all’umile
sapienza e alla schiettezza francescana di Padre Pio, l’interrogatorio
preparato andò in fumo.
Alla fine si inginocchiò davanti a Padre Pio e gli
chiese la benedizione. Poi scrisse: “L’Agnello di San Giovanni
ha vinto il leone di Simla”.
Nella sua relazione del 27 marzo 1920 scrive: “Io
sono un uomo tardo a credere a storie di cose straordinarie
senza l’evidenza dei propri occhi.
Il 24 marzo ho esaminato bene le stimmate nelle
mani di Padre Pio ed ho parlato con lui lungamente.
Vado via da San Giovanni profondamente convinto
di ciò che ho visto e sentito, che là, a San Giovanni abbiamo
un vero santo, singolarmente privilegiato dal Signore
con le cinque piaghe della passione e con altri doni, che
siamo abituati a leggere nella vita dei grandi santi.
È osservante e operoso. Ha grandi doni dal Signore e
nondimeno è tutto naturale nel più vero senso della parola.
Se sa soffrire, sa anche come sorridere”.
La relazione di monsignor Kenealy è negli atti della
Sede Apostolica (ser. XIII cart. 2).
Arrivò anche alla redazione del Times, che ne fece
larga diffusione, pubblicandolo il 3 luglio 1920.
Cito un’altra testimonianza autorevole di quel periodo.
“Alberto Costa, vescovo di Melfi e Rapolla, mosso
dal desiderio non di indagare, ma di edificarsi ed implorare grazie per sè, per i suoi e per la sua diocesi, dimora
con i Cappuccini a San Giovanni Rotondo per sei giorni
consecutivi nell’agosto 1919 e per tre giorni nel settembre
dello stesso anno.
In data 14 settembre invia alcune sue impressioni a
Padre Pietro provinciale: «Le mie impressioni – scrive – si
riducono ad una sola; a quella cioè di aver parlato e conversato
con un santo.
Le stimmate, sulle quali ho potuto imprimere caldi
baci, e che, dopo gli esami di persone competenti, non si
possono ragionevolmente mettere in dubbio, sono bocche
troppo eloquenti, come quelle che rappresentano il suggello
dell’amore, che Dio stampa su di coloro, che a Lui
sono più cari e più intimamente uniti per la fede viva e la
carità ardente».
Espone ancora altre circostanze confermanti la sua
impressione, particolarmente il concetto che i Cappuccini
nutrono di Padre Pio e i frutti che vengono ottenuti per il
suo esempio e la sua attività.
Assicura: «i religiosi – e non sono pochi – che di continuo
sono a contatto con lui, ne ascoltano i discorsi, ne
spiano la vita e le azioni nei più minuti particolari, hanno
la convinzione di vivere con un’anima da Dio privilegiata,
e tutti, senza eccezione, parlano di lui come si parlerebbe
di un santo; tutti hanno qualche meraviglia da raccontare,
tutti ammirano il contegno, le virtù del loro confratello».
Espone tutto il bene che fiorisce per l’opera dello
stigmatizzato: «Anime innumerevoli, che tornano a Dio;
risveglio della fede; riforma dei costumi; frequenza ai
Santi Sacramenti, da parte specialmente di uomini, che da
anni ed anni ne erano lontani: persone che, a centinaia,
ogni giorno, da ogni provincia d’Italia e dall’estero scrivono
ringraziando Padre Pio dei favori ottenuti e raccomandandosi
alla sua intercessione per nuove grazie, per
nuovi favori».
Conclude la sua dichiarazione – che risale ad un
anno dalla stimmatizzazione del cappuccino – implorando
il Signore di «conservare a lungo quest’Angelo in carne, a
bene delle anime, a confusione degli empi! … Continui a
diffondere l’aroma della santità in mezzo a questo secolo
paganeggiante; poiché … solamente un santo potrà ristorare
le rovine morali della società presente» (cfr Fernando da
Riese Pio X, Padre Pio da Pietrelcina, pp. 155- 156).
Dopo queste informazioni il Papa Benedetto XV in
una udienza privata a monsignor Fernando Damiani, vicario generale di Salto
(Uruguay) disse: “Veramente il Padre Pio è uno
di quegli uomini straordinari che Dio di quando in
quando manda sulla terra per convertire gli uomini”.
Anche in altre circostanze, Papa Benedetto
XV si espresse con parole di elogio per Padre Pio.
Il 28 dicembre 1921, riconfermò all’avvocato
Cesare Festa, neoconvertito dalla massoneria
da Padre Pio: “Oh sì, il Padre Pio è veramente un uomo
di Dio; qualcuno ne ha dubitato, ma tu contribuirai a farlo
conoscere”.
Lo stesso Papa ad un consultore del Sant’Uffizio
precisò: “A me consta che il Padre Pio conduce anime al
Signore. Fino a tanto che questa è la sua missione, la mia
deve essere quella di rimanere al suo fianco”.
Ad un’altra personalità ecclesiastica Papa Benedetto
XV ribadì: “Il Padre Pio è veramente una grande anima”
(ib. p. 1578).

P. G. Alimonti OFM cap, Raggi di sole, Vol. 1, pp 59-60-61-62-63-64